EGR sporca e fumosità: il legame che quasi nessuno controlla

La valvola EGR incrostata fa arrivare al motore gas già combusti al posto di aria pulita: da lì il fumo nero. Sintomi, prevenzione e cosa si può fare.

In breve: la valvola EGR ricircola una parte dei gas di scarico nell’aspirazione per abbassare gli ossidi di azoto. Quei gas portano fuliggine, che si deposita nel condotto e sulla valvola finché questa non chiude più bene. Il risultato è che al motore arriva aria già combusta al posto di aria pulita: meno ossigeno, combustione più sporca, fumo nero. È il legame che quasi nessuno controlla quando l’auto inizia a fumare.

A cosa serve, prima di chiamarla difetto

Gli ossidi di azoto si formano quando la combustione è molto calda: più alta è la temperatura di picco, più NOx escono dallo scarico. L’EGR interviene proprio lì: reimmettendo una quota di gas di scarico — inerti, già bruciati — diluisce la carica e abbassa la temperatura di combustione.

È un dispositivo previsto dall’omologazione, e funziona. Il prezzo che si paga è che quei gas non sono puliti: portano dentro fuliggine, che nel tempo si deposita.

Perché si incrosta

Il deposito nasce dall’incontro fra due cose: la fuliggine dei gas di scarico e i vapori d’olio che arrivano dallo sfiato del basamento. Da soli sarebbero gestibili; insieme formano una morchia densa e appiccicosa che si attacca alle pareti del condotto, allo stelo e alla sede della valvola.

Il fattore che accelera tutto è l’uso. Tragitti brevi, città, motore che raggiunge la temperatura di esercizio solo negli ultimi minuti del viaggio: in quelle condizioni il circuito non si autopulisce mai, e l’accumulo diventa questione di mesi, non di anni.

Ci sono poi due fattori secondari ma reali: un motore che produce più particolato del normale — perché gli iniettori sono sporchi — manda più fuliggine all’EGR; e un olio non della specifica prescritta produce più vapori pesanti dallo sfiato.

I sintomi, in ordine di comparsa

  • Fumosità in accelerazione, la prima a farsi notare, perché è la condizione in cui il motore chiede più aria.
  • Minimo un po’ irregolare a motore caldo, come se il motore respirasse male.
  • Perdita di brillantezza ai bassi regimi, con l’auto che sembra soffocata quando si affonda da fermi.
  • Consumo in leggero aumento, perché la combustione peggiora.
  • Spia motore accesa, quando la centralina rileva che la valvola non raggiunge la posizione richiesta o che la portata è fuori range.

Nessuno di questi è esclusivo dell’EGR — gli iniettori sporchi danno un quadro molto simile — ed è il motivo per cui conviene affrontarli insieme invece che uno alla volta.

Come si distingue dagli iniettori

Tre indizi aiutano, anche se la certezza la dà solo la diagnosi.

La temperatura. I depositi sugli iniettori si fanno sentire soprattutto a freddo, con picchiettio metallico nei primi minuti. L’EGR incrostata dà più fastidio a motore caldo, quando la valvola lavora di più.

Il tipo di difetto. Gli iniettori danno irregolarità e rumore; l’EGR dà un motore che «respira corto», con minimo instabile e ripresa pigra.

La memoria errori. L’EGR ha una posizione comandata e una posizione letta: quando le due divergono, la centralina lo registra. Gli iniettori sporchi, invece, spesso non generano nessun codice.

Cosa si può fare, in ordine di costo

Prevenire. Una combustione più pulita produce meno fuliggine, e meno fuliggine significa meno morchia che si deposita a valle. Qui rientra la manutenzione del circuito di alimentazione: un iniettore che nebulizza bene sporca meno tutto quello che sta dopo.

Guidare in modo che il motore si pulisca. Un tratto extraurbano regolare, a motore in temperatura, fa più di qualsiasi rimedio: è la condizione in cui il circuito lavora abbastanza caldo da non accumulare. Venti o trenta minuti a velocità costante, con una certa frequenza, sono la manutenzione più economica che esista.

Pulire la valvola. Quando l’incrostazione c’è già ed è consistente, si smonta e si pulisce. È un intervento di officina, non difficile ma laborioso: su alcuni motori bisogna rimuovere il collettore di aspirazione, e in quel caso si pulisce anche quello.

Sostituire. Se il motorino elettrico o il potenziometro di posizione sono guasti, la pulizia non serve: la valvola va cambiata. La diagnosi lo dice prima di smontare, ed è il motivo per cui conviene farla.

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La distinzione da tenere ferma: sul carburante si lavora in prevenzione, sulla valvola già incrostata si lavora a mano. Chi promette di sciogliere l’EGR dal serbatoio sta vendendo un’aspettativa che il prodotto non può mantenere, perché la morchia sta a valle della combustione e non nel percorso del carburante.

Ogni quanto va pulita

Non esiste un intervallo valido per tutti, e chi lo indica sta semplificando troppo. Dipende quasi interamente dall’uso: un’auto che fa autostrada può arrivare a chilometraggi alti senza problemi, una che fa solo tragitti urbani può presentare il conto molto prima, a parità di contachilometri.

Il criterio pratico è sintomatico: quando compaiono fumosità e minimo irregolare su un’auto che ha fatto molta città, l’ispezione dell’EGR entra nella lista dei controlli. Prima di allora, la prevenzione è più efficiente di qualsiasi intervento programmato.

Sull’idea di escluderla

Girano soluzioni per disattivare o tappare l’EGR, presentate come rimedio definitivo. Vale la pena essere chiari: si tratta di un dispositivo antinquinamento, e manometterlo rende il veicolo non conforme all’omologazione, con le conseguenze del caso in sede di revisione e di controllo su strada.

C’è anche un aspetto tecnico meno noto: su molti motori la mappatura di serie tiene conto della quota di gas ricircolati. Toglierla senza rimappare significa far lavorare il motore in condizioni diverse da quelle previste, con conseguenze sulle temperature. La strada praticabile resta tenerla pulita.

La catena completa: EGR, FAP e olio

Vale la pena vedere il quadro intero, perché i tre pezzi sono collegati. Una combustione sporca produce più particolato; più particolato significa EGR che si incrosta prima e filtro antiparticolato che si carica più in fretta; un filtro che si carica più in fretta rigenera più spesso; e ogni rigenerazione manda un po’ di gasolio nell’olio motore, che si diluisce.

Ecco perché l’intervento a monte — mantenere pulita la combustione — non è un dettaglio da appassionati: è il punto della catena in cui un’azione semplice ha effetto su tre problemi diversi.

Domande frequenti

Ogni quanto va pulita la valvola EGR?

Non c’è un intervallo fisso: dipende quasi tutto dall’uso. Chi fa solo città può trovarsela incrostata molto prima di chi macina autostrada, a parità di chilometri.

Un’EGR sporca fa consumare di più?

Sì, indirettamente: la combustione peggiora e una parte del gasolio non produce lavoro utile. Spesso il consumo sale insieme alla fumosità.

Come faccio a sapere se è l’EGR o sono gli iniettori?

La diagnosi distingue: la centralina registra gli errori di posizione della valvola, e i ritorni degli iniettori si misurano. A occhio, il picchiettio metallico a freddo punta più verso gli iniettori, la perdita di respiro con minimo irregolare più verso l’EGR.

Dopo la pulizia il problema torna?

Se non cambia l’uso, sì, col tempo. Per questo la parte che conta è la prevenzione: combustione pulita e qualche tratto lungo a motore caldo.

La pulizia si può fare senza smontare?

Esistono prodotti spray da introdurre nell’aspirazione a motore acceso. Sui casi leggeri possono aiutare; su una valvola incrostata da anni il risultato è parziale, e il rischio è staccare frammenti che finiscono a valle.

L’EGR è presente su tutti i diesel?

Su tutti quelli di produzione recente sì, in forme diverse — con raffreddamento del gas ricircolato, ad alta o bassa pressione. Sui motori più datati può essere assente o molto semplice.

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